Le stanze di Verzura

GIUNGLA DOMESTICA
Polifemo/Pippa Bacca
Tecnica: installazione, fotografia. 
Per loro natura le fotografia sono una sintesi del reale: attraverso un’operazione arbitraria e selettiva si estrapola una porzione di realtà che rappresenta il tutto. Le fotografie ci aggrediscono in maniera istantanea, il che comporta un forte impatto a livello inconscio e una percezione immediata e completa dell’immagine.
Questo progetto renderà impossibile la percezione istantanea della fotografia. Per rendere la visione frammentaria, si potranno vedere solo porzioni di essa: la foto diventa così come un testo scritto, che va letto e memorizzato cronologicamente per ricavarne un’immagine.
Una stanza sarà piena di ghirlande natalizie che costringeranno lo spettatore a districarsi tra di esse e a spostarle per riuscire a vedere un’immagine fotografica inserita al suo interno: l’immagine finale che se ne avrà sarà solo mentale, perché l’esperienza diretta è stata spezzata.
TESTE PARLANTI
Polifemo/Pippa Bacca
Tecnica: fotografia, ritaglio, collage.
Le teste parlanti sono maschere che ritraggono la persona. La maschera riporta il viso della persona evidenziandone solo le caratteristiche fondamentali per distinguere il soggetto.
Le maschere sono tagliate da un’immagine fotografica che ritrae la persona dal punto di vista del fotografo, potrebbero essere, una figura intera oppure un dettaglio.

“E io che me la portai al fiume / credendo che fosse ragazza, / invece aveva marito”: così recitano i primi tre versi di una notissima poesia di García Lorca che prendiamo a titolo unificante, per tre mostre personali realizzate contemporaneamente, senza ovviamente nessun riferimento effettuale né inconscia pulsione, bensì per il loro valore poetico e per un ironico richiamo metaforico.
Infatti se il protagonista de La sposa infedele, titolo della poesia di Lorca, portò al fiume la fanciulla pensando che fosse acerba e subito si accorse della sua maturità senza, per altro, privazioni di piacere, così il critico, Giorgio Bonomi, che presenta Bacca, Patacchia, Zazzera, artiste giovani (non superano i trent’anni) e di brevi esperienze, conoscendo e frequentando il loro lavoro, si è accorto delle loro qualità e della loro notevole maturità artistica, seppur in evoluzione.
Quindi, anche se si presentano con stili e tematiche differenti, le tre artiste possono ben affiancarsi, ognuna con la sua autonomia (cioè con un’esposizione personale), in una sorta di “collettiva” di cui il critico cerca di dare ragione.
Ogni artista realizza un piccolo catalogo personale, contenente un breve testo di Bonomi e alcune riproduzioni delle opere; i tre cataloghini poi vengono uniti con una cartellina o una busta o altro e sono unificati da un testo generale dello stesso critico.
LA VERITÀ DELLE FORBICI – VARIAZIONI DAL RASOIO DI OCCAM

… Gli idealisti estremi affermavano che la realtà di una cosa è data dal pensiero che la pensa, salvo poi farsi male sbattendo, nel buio di una stanza, una gamba su una sedia che, non pensata, non esisteva! Gertrude Stein, la grande amica di Picasso, diceva che “una rosa è una rosa, una rosa, una rosa”. Ma non è vero, e Pippa ce lo dimostra, evidenziando quale complessità si cela dietro alle cose semplici e quante possibilità esistono per stabilire definizioni stabili la cui riduzione, il famoso rasoio di Occam, rischia di complicare ancor più le cose. La giovane artista prende una foglia vera, poi la ritaglia con le forbici, crea così un’altra foglia di diversa forma, che costituisce l’opera. Ma questa seconda foglia è “vera” anch’essa? Certamente. Ma come possiamo definirla? Con il nome della foglia originaria o con il nome di quella di cui ha assunto l’aspetto? Qui si pone un altro problema (simile al precedente): qual è il limite tra naturale e artificiale? Nessuno può negare che la seconda foglia sia “naturale”nella sua materia, tuttavia è “artificiale” per la manipolazione dell’artista…
Dal testo di Giorgio Bonomi
Espone in mostra 20 opere: “Surgcal Mutations” di 20×20 cm. Le forbici dell’artista hanno operato la trasformazione di una ventina di foglie attribuendo loro la foggia di quelle di altri alberi, come se fosse sufficiente modificare l’involucro (sia esso foglia o corpo animato) per cambiare la sostanza. L’apparenza di una collezione botanoica ottocentesca maschera un rigoroso lavoro concettuale, il cui sviluppo si articola intorno al rapporto tra sostanza e apparenza. Una serie di foglie sottovetro incorniciate in oro sono in realtà il prodotto di una manipolazione chirurgica, che ne modifica la forma e la collocazione nell’ordine naturale. Il visitatore è stimolato a riflettere sul dilemma dei nostri giorni tra forma e sostanza, tra essenza e mutazione.
La luna è caduta nel pozzo; o forse è una forma di formaggio? O, come disse il Poeta, “è una lampadina”?
Comunque la si voglia vedere, la luna, che cresce, è da sempre il simbolo della femminilità, della maternità e della forza generatrice umana e sovrumana.
In quattordici opere Pippa Bacca ne ripercorre le fasi da nuova a piena.
L’artista si è fatta guidare dall’ambiente espositivo nella scelta del tema. Sono stati i due pozzi nascosti sul fondo del Fondo Perduto a condurla, fornendo un’ulteriore chiave di lettura al tema della femminilità, a lei già caro.